XXX Domenica del tempo ordinario (commento)

Nel cammino che l’evangelista Marco fa compiere a Gesù, siamo giunti a Gerico.

All’inizio del capitolo 10, infatti, vi era l’indicazione dello spostamento dalla Galilea alla Giudea (dal nord al sud della Palestina, dalla “periferia” al cuore della religiosità ebraica): «Partito di là [Cafàrnao], venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano» (Mc 10,1).

“Al di là del Giordano” significa oltre il confine naturale della Terra promessa.

Poco oltre, si dice che «mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme», Gesù fece il suo terzo annuncio della passione. È su questa via che si colloca il brano della settimana scorsa, quello in cui Giacomo e Giovanni avevano chiesto di potersi sedere alla destra e alla sinistra di Gesù.

Proprio al termine di quell’episodio, Marco annota: «E giunsero a Gerico».

Nulla viene raccontato di questa permanenza o passaggio per Gerico, perché immediatamente dopo, è scritto che «mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare».

Gesù è diretto a Gerusalemme e ormai si trova a una quarantina di chilometri, tanto che – nel capitolo undicesimo – raggiungerà la meta.

L’episodio di Bartimèo è dunque l’ultimo prima dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Si tratta di un gesto di liberazione dal male: un cieco che torna a vedere.

Avevamo già incontrato altri gesti di questo tipo: oltre a quelli generici (che Marco riporta usando espressioni quali «Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni»), ricordo quello della suocera di Pietro, quello dell’uomo paralitico calato dal tetto, quello dell’uomo che aveva una mano paralizzata, quello della tempesta sedata, quello dell’indemoniato gerasèno i cui demòni erano entrati in una mandria di porci al pascolo, quello della figlia di Giàiro e dell’emorroissa, quelli della moltiplicazione dei pani e dei pesci, quello della figlioletta della donna siro-fenicia, quello del sordomuto a cui aveva detto «Effatà», quello del ragazzo epilettico che i discepoli non erano riusciti a guarire.

Tra tutti, però, mi pare importante soffermarmi sul fatto che c’era stato un altro cieco guarito da Gesù: il cieco di Betsàida, la cui vicenda è narrata in Mc 8, 22-26 e di cui solitamente ci si ricorda perché è quello a cui Gesù aveva messo la saliva sugli occhi e che all’inizio vedeva in maniera poco chiara («Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano»), per cui era stato necessario un secondo intervento («Gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente»).

Questo episodio era collocato esattamente alla fine della prima parte del vangelo di Marco: i versetti successivi, infatti, aprono una nuova sezione – che la Bibbia CEI intitola “Verso Gerusalemme” – e che è inaugurata dall’episodio di Cesarèa di Filippo: «La gente, chi dice che io sia? […] Ma voi, chi dite che io sia?».

Ora, prima dell’inizio dell’ultima sezione del vangelo – che la Bibbia CEI intitola “Gesù a Gerusalemme” –, vi è un nuovo racconto di guarigione di un cieco, Bartimèo appunto.

Non può essere un caso.

È come se Marco – organizzando il materiale a sua disposizione – volesse indicare ai suoi lettori e alle sue lettrici che ciò che accade nella seconda parte del vangelo (la presa di coscienza della passione e morte di Gesù e poi il suo effettivo realizzarsi) ha bisogno di occhi nuovi per essere compreso.

Questi due ciechi, e in particolare quest’ultimo cieco, il figlio di Timeo, Bartimèo rappresentano ciascuno/a di noi. Di fronte alla fatica ad approcciarci all’esito mortale della vicenda di Gesù e alla sua comprensione, accettazione e integrazione nel nostro orizzonte di senso, anche noi ci sentiamo di gridare: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Da soli/e siamo perduti/e nel buio dell’assurdità.

Solo la fiducia in colui che abbiamo scelto di seguire può aprirci gli occhi sul senso di un amore che si dona fino a morire: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» […] «Rabbunì, che io veda di nuovo!» […] «Va’, la tua fede ti ha salvato».

Solo così, anche noi potremo stargli dietro, come Bartimèo che «subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada» … verso la croce.

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