Il vangelo di questa domenica ruota intorno al termine conversione, tema caro al periodo quaresimale.
Tuttavia esso merita di essere indagato, per evitare di darne per scontato il significato.
RILETTURE CONTEMPORANEE DEL VANGELO
Il vangelo di questa domenica ruota intorno al termine conversione, tema caro al periodo quaresimale.
Tuttavia esso merita di essere indagato, per evitare di darne per scontato il significato.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Settimana scorsa, leggendo la parabola del pubblicano e del fariseo che pregano al tempio, abbiamo avuto modo di chiarire chi erano i pubblicani.
Oggi, ne incontriamo uno: Zaccheo.
La sua storia è molto nota e ha edificato generazioni e generazioni di cristiani, circa il pentimento e la necessità di “riparare” il danno inferto agli altri con la propria condotta.
Ciò che, però, più di ogni altra cosa mi pare interessante è cercare di capire cosa sia questa “conversione”, come si origini e cosa produca.
Infatti, lo schemino solitamente divulgato “peccato – pentimento – riparazione del danno – perdono” mi pare piuttosto riduttivo.
Il brano di vangelo di oggi ci presenta una situazione che abbiamo già incontrato diverse volte: la fatica dei discepoli a “cambiare testa”.
L’avevamo vista nell’episodio del primo annuncio della passione, con Pietro che aveva sgridato Gesù perché parlava della sua fine tragica; era riemersa dopo il secondo annuncio della passione, quando – per strada – gli apostoli discutevano su chi fosse il più grande. E ora si ripresenta per la terza volta (proprio dopo il terzo annuncio della passione, che precede immediatamente l’episodio narrato nel brano di oggi, ma che la liturgia non riporta; Mc 10,32-34).
Chi segue Gesù è ancora convinto che il suo sia un itinerario di grandezza, di gloria, di sopraffazione degli altri, di rivalità e competizione.
Sono disposti a cambiare le regole del gioco, ma non lo scopo: vincere.