II Domenica di Quaresima (commento)

Il racconto della trasfigurazione nella versione di Luca è molto simile a quello di Marco e Matteo, ma contiene anche qualche elemento peculiare.

Iniziamo dalle somiglianze: è collocata, da tutti e tre i sinottici, dopo il primo annuncio della passione; è un evento situato su un monte; oltre a Gesù sono presenti Pietro, Giacomo e Giovanni e coloro che appaiono sono Mosè ed Elia; l’evento riguarda una trasformazione del volto e delle vesti; in tutte e tre le versioni sono molto simili le parole pronunciate da Pietro, che si accompagnano al sopraggiungere di una nube dalla quale esce una voce che parla di Gesù stesso e invita ad ascoltarlo. Anche il finale, seppur con parole non identiche, è pressoché uniforme: i tre discepoli restano soli con Gesù e di quel fatto non parlano a nessuno.

Gli elementi peculiari di Luca, invece, sono i seguenti: innanzitutto, il terzo evangelista esplicita che «Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare» e che proprio «mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante».

Questo è molto interessante, perché Luca inserisce l’evento della trasfigurazione in un contesto orante, dove anche l’interlocuzione con Mosè ed Elia può essere interpretata come un confronto (nella preghiera) con la storia della salvezza (la Legge) e con la parola profetica.

La preghiera, dunque, diventa il luogo del dialogo intimo con il Signore, dove le parole umane si intrecciano con la Parola di Dio (Legge e Profeti) in modo tale da orientare il proseguimento del cammino, le scelte da fare, l’indirizzo della vita in maniera condivisa.

Che l’atmosfera sia di questo tipo è suggerito anche dal secondo elemento che caratterizza la narrazione lucana: il torpore che coglie i discepoli («Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno», tanto che giungono a rendersi conto della scena solo «quando si svegliarono»).

Questo sonno è più volte presente nel racconto biblico (basti pensare a Genesi 2,21, quando per creare la differenza sessuale, Dio fa scendere un torpore sull’essere umano; o alla prima lettura di questa domenica: «Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram»): esso è segno dell’agire di Dio, un operare che l’uomo / la donna non può sostenere, perché – di fronte a Dio – egli/ella è come un bimbo, una bimba che muore di sonno.

Questa atmosfera quasi onirica avvolge il dialogo profondissimo tra Gesù e Dio, il confronto tra le parole del primo e la Parola del secondo che – ci dice Luca (e solo lui) – verte su un tema specifico: «parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme».

Non stiamo, dunque, assistendo a un’interlocuzione serafica e asettica: il coinvolgimento è profondo, il tema scottante. Mi viene da immaginarmi un Gesù assorto in preghiera come nel Getzèmani, dove Luca dirà: «Entrato nella lotta, pregava più intensamente e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra» (Lc 22,44).

L’incontro con Dio, con la sua Parola, non è, quindi, un evento neutro: è qualcosa di coinvolgente e trasformante; non è nemmeno un evento che riguarda solo Gesù, ma ha a che fare con chiunque prenda il Signore come interlocutore serio e scelga di porre quel dialogo a fondamento delle proprie scelte (che riguardano sempre contemporaneamente il cosa fare e il chi essere).

Ciascuno/a di noi, allora, può trasfigurarsi, cioè cambiare figura, per conformarsi a quel nuovo modo di essere e di agire scelto alla luce della Parola.

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