XXXII Domenica del tempo ordinario (commento) – Disposizione d’animo

Il vangelo di questa domenica (come quello di settimana scorsa) è ambientato a Gerusalemme.

È già dal capitolo 11 del libro di Marco, che Gesù è giunto a destinazione.

Al capitolo 14 inizierà il racconto della passione.

Oggi siamo alla fine del capitolo 12, al tempio, dove, un episodio relativamente ordinario (una vedova povera che getta monete in offerta), diventa l’occasione per riflettere sulla differenza tra una religiosità di facciata, da un lato, e la sincerità del cuore, dall’altro.

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XXXII Domenica del tempo ordinario (letture)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

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XXXI Domenica del tempo ordinario (commento) – Dio, io e il prossimo

Il vangelo di questa domenica ci presenta una situazione piuttosto anomala: l’incipit («Si avvicinò a Gesù uno degli scribi») indurrebbe infatti a pensare che – per l’ennesima volta – si stia profilando uno scontro tra Gesù e l’intellighenzia religiosa del suo tempo.

L’esito di questo incontro invece è inaspettatamente positivo: «Lo scriba gli disse: “Hai detto bene”» e Gesù, «vedendo che egli aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”».

Il punto è dunque capire perché, a differenza di tutti gli altri incontri con l’élite culturale del popolo ebraico, questa volta i toni sono di reciproca stima.

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XXXI Domenica del tempo ordinario – letture

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28-34)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

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XXX Domenica del tempo ordinario (commento) – Bartimeo

Il vangelo di questa domenica ci presenta una delle guarigioni più famose: quella del cieco Bartimeo, avvenuta a Gerico.

L’episodio è noto e il testo molto lineare: le persone coinvolte sono Gesù, che «insieme ai suoi discepoli e a molta folla» sta partendo da Gerico e Bartimeo (letteralmente «il figlio [bar] di Timeo»), che è cieco.

Essere disabile all’epoca di Gesù voleva dire non corrispondere al modello di membro del popolo eletto: seppur infatti Bartimeo è ebreo, maschio, adulto, non è però sano e così va a ingrossare la schiera di coloro che erano considerati inferiori, insieme ai non ebrei, alle femmine, ai bambini.

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XXX Domenica del Tempo ordinario – letture

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

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XXIX Domenica del tempo ordinario (commento) – Il vangelo è un’utopia?

Il brano di vangelo di oggi ci presenta una situazione che abbiamo già incontrato diverse volte: la fatica dei discepoli a “cambiare testa”.

L’avevamo vista nell’episodio del primo annuncio della passione, con Pietro che aveva sgridato Gesù perché parlava della sua fine tragica; era riemersa dopo il secondo annuncio della passione, quando – per strada – gli apostoli discutevano su chi fosse il più grande. E ora si ripresenta per la terza volta (proprio dopo il terzo annuncio della passione, che precede immediatamente l’episodio narrato nel brano di oggi, ma che la liturgia non riporta; Mc 10,32-34).

Chi segue Gesù è ancora convinto che il suo sia un itinerario di grandezza, di gloria, di sopraffazione degli altri, di rivalità e competizione.

Sono disposti a cambiare le regole del gioco, ma non lo scopo: vincere.

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XXIX Domenica del tempo ordinario – letture

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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XXVIII Domenica del tempo ordinario – letture

Dal vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una sola cosa ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

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