Le letture di questa quarta domenica di Quaresima ruotano intorno a un campo semantico caratterizzato da parole quali “novità”, “riconciliazione”, “compassione”.
Agli esseri umani segnati dal peccato e convinti di essere esclusi dalla benevolenza di Dio è annunciata la buona notizia della non definitività della loro situazione.
È possibile uscire dalle dinamiche che hanno rattrappito la vita e intristito l’interiorità, per iniziare una vita nuova, che respira aria fresca e dilata gli orizzonti.
Il Dio che Gesù è venuto a rivelare è, infatti, diverso da quello che si pensava: si propone come colui che riconcilia e non come colui che imputa; come colui che si apre all’abbraccio e non come colui che addita; come colui che ha compassione di coloro che si sono fatti del male facendo del male e non come colui che fa una croce sopra a chi non è immacolato/a.
Questa dinamica è messa chiaramente in evidenza nel brano di vangelo che narra la parabola del padre misericordioso (anche nota come parabola del figliol prodigo).
Gesù racconta questa storia dopo aver saputo che «i farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”».
Come sappiamo, Gesù ci ha fatto conoscere chi è Dio non solo attraverso le sue parole, ma anche attraverso i suoi gesti, i suoi atteggiamenti, i suoi comportamenti, le sue reazioni.
Solo che ciò che traspare da questo suo modo di agire non piace a tutti. Molti rifiutano il volto di Dio che emerge dall’agire di Gesù.
In particolare ai farisei e agli scribi non va giù che Gesù accolga i peccatori e mangi con loro.
Ma dato che Gesù è la trasparenza del volto del Padre, potremmo dire che a loro non va giù che si dica che Dio è colui che accoglie i peccatori ed entra in comunione con loro.
Dal loro punto di vista i peccatori sono da biasimare, additare, escludere o, addirittura, eliminare.
Di fronte a questa situazione, Gesù racconta la parabola del padre che aveva due figli, uno dei quali ottenuta la divisione del patrimonio, parte e sperpera tutti i suoi averi. E poi, rimasto senza soldi e costretto a fare un lavoro umiliante per sopravvivere, decide di tornare a casa.
Nella logica di farisei e scribi, il padre della parabola avrebbe reagito a questo ritorno con durezza, disprezzo, volontà di rivalsa.
In effetti è quello che pensano tutti e due i figli: quello minore – immaginandosi l’inevitabile atteggiamento paterno – spera che egli sia almeno un pochino indulgente e lo riprenda come servo; quello maggiore, con le sue parole, manifesta tutta la sua indignazione.
Invece, nella storia che Gesù racconta le cose vanno in maniera diversa rispetto all’ovvio, all’atteso, al dato per scontato: «Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò».
L’annuncio di Gesù su chi è Dio stravolge il pensiero comune a suo riguardo.
Dio è diverso da come ce lo immaginiamo.
Ed è prendere coscienza di questa sua identità inaspettata che permette di rendersi conto che la situazione, in cui il male che abbiamo fatto ci ha gettati, non è definitiva.
Pensavamo di esserci autoesclusi/e dalla benevolenza di Dio in quanto peccatori/peccatrici e invece… Dio è diverso da come pensavamo.
Questa novità va assunta sul serio. Essa chiede, infatti, una ristrutturazione di tutta la nostra religiosità.
Non basta dire “Dio è misericordioso” (come continuamente diciamo), ma lasciare immutata la struttura del rapporto con Lui.
Se di Dio continuiamo ad avere paura, se continuiamo a dargli il volto che i nostri sensi di colpa proiettano, se continuiamo a sentirci inceneriti dal suo sguardo, possiamo chiamarlo “misericordioso” anche per tutta la vita, ma nulla cambierà.
Se, invece, l’immagine del padre della parabola che ci corre incontro, ci si getta al collo e ci dà un bacio costruisce il nostro orizzonte di senso religioso, allora l’impalcatura della nostra interiorità si modifica: davvero possiamo sentirci persone rinnovate (fatti nuove) dal suo sguardo, dal suo abbraccio; possiamo riscoprirci persone amate, ben volute, abilitate a vivere pienamente le nostre giornate, a riempirle di amore, passione, sorrisi. Davvero possiamo essere costruttori e costruttrici di quel mondo nuovo di cui Gesù ci ha parlato.
1 commento
Grazie, bellissimo commento che apre a un respiro di aria fresca e alla gioia. Quanto abbiamo bisogno di convertirci a questa immagine di Dio!